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Le lingue e il diritto: la scuola della precisione

Immagine del redattore: Jean Cardelli
Jean Cardelli
1 giorno fa
Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 10 ore fa

Ho studiato lingue e diritto in Francia. Questi studi sono stati motivo di orgoglio per i miei genitori, che non erano francesi e che sapevano meglio di chiunque altro che cosa significhi padroneggiare una lingua e le sue regole.

Due discipline, una stessa esigenza

In apparenza, nulla accomuna un esercizio di traduzione e il commento a una sentenza. In realtà, entrambi insegnano la stessa cosa: il senso dipende spesso da una sola parola. Un termine scelto male tradisce un pensiero; una virgola fuori posto può cambiare la portata di una clausola. La precisione non è qui un vezzo, ma una forma di rispetto.

Capire ciò che non si dice

Parlare la lingua di qualcuno significa accettare di entrare nel suo modo di pensare. Una traduzione esatta non sempre basta: bisogna cogliere anche il contesto, le consuetudini, ciò che resta implicito. I viaggi della mia infanzia mi avevano preparato a questo; l'università me ne ha dato il metodo.

Ciò che ne resta oggi

Questa esigenza mi accompagna in ciascuna delle mie attività, che si tratti di progettare un sito o un'applicazione per un cliente all'estero o di dirigere la mia holding immobiliare. La cura della parola giusta e della regola ben compresa resta, per me, la base di ogni rapporto di fiducia.

— Jean Cardelli

 
 
 

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